IJ mòrt ‘d fam
Questo Ij mòrt 'd fam è una trama di romanzo sociale popolare che avrebbe anche potuto essere sviluppata assai di più. Non ci viene rappresentata soltanto la vita misera, spesso addirittura di condizioni allucinanti, dei proletari torinesi degli ultimi lustri del secolo XIX — l'Autore precisa anzi l'anno 1890 — ma riflette anche i primi fermenti di ribellione e le sempre maggiori prese di coscienza contro una condizione troppo inumana per poter essere tollerata all'infinito, tanto più che troppo spesso essa si rivelava frutto di un eccesso di speculazione di padroni esosi.
Se per morti di fame si devono intendere in generale i reietti senza speranza, lavoratori precari e quindi votati ad una miseria invincibile, allora si debbono considerare con attenzione molti bei quadretti di protagonisti apparentemente di secondo piano, più comparse che comprimari, ma in realtà figure caratteristiche meritevoli della massima considerazione, come quei due sterratori, alla prima pagina del romanzo, che osservano il visitatore smarrito del cimitero, quasi presaghi della tragedia imminente, e quando questa si verifica badano soprattutto a trarne profitto od almeno ad evitare che uno dei due possa trarne profitto escludendo il compagno, e si riducono a sorvegliarsi a vicenda perché nessuno dei due possa avere opportunità di frugare e spogliare il disgraziato suicida.
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